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La Cannara di Marta (VT)


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Lungo il fiume Marta, a circa un chilometro dall'incile e dal centro di Marta, in direzione Tuscania, sorge un'antica costruzione di epoca medioevale posta a cavallo del fiume stesso. È la Cannara, un complesso unico nel suo genere, realizzato per catturare vivo il pesce in transito tra il lago di Bolsena e il mar Tirreno, in particolare le anguille di cui Papa Martino IV ne andava assai ghiotto.
Oggi che il loro ciclo vitale è ben noto e risulta più che documentato il passaggio dall'uno all'altro ambiente, è ben facile capire come l'espediente della Cannara, nei tempi passati, sopperisse alla inadeguatezza delle reti e degli altri strumenti da pesca per soddisfare il fabbisogno locale in relazione al pescato delle anguille. In questo edificio, che sorge proprio sopra un piccolo salto del fiume, l'acqua viene fatta scorrere attraverso grate di ferro dove le stesse anguille rimangono prigioniere. Anticamente le grate erano costruite con vere canne, assai abbondanti intorno al fiume, e da qui il nome di "Cannara".
Dopo la cattura, è possibile conservare vivo il pescato in alcune vasche costruite nel letto del fiume e prelevarlo secondo le necessità.
L'acqua che scorre e si rinnova continuamente apporta nutrimento e ciò consente di mantenere vive le anguille anche per tempi lunghi. Nel passato queste venivano portate nei mercati di Viterbo, Orvieto, Perugia, Roma, mantenendole vive dentro botti di legno piene d'acqua. Durante la cattività avignonese le anguille del lago di Bolsena non mancarono mai sulla mensa pontificia, come fanno fede i Registri Camerari, e tutti i papi francesi se ne facevano spedire in grandi quantità in botti colme d'acqua che venivano trasportate via mare fino al Rodano e di lì ad Avignone.

Leone IV (847-855) nel privilegio al vescovo Virobono di Tuscania, confermandogli il possesso di vari beni, cita il fiume Marta con "molini, peschiere, cannare". Nel 1304, a sottolineare l'importanza di quest'edificio, il castellano di Marta in un inventario parla di una torre, costruita all'inizio del fiume, posta a custodia delle peschiere e della Cannara.
Nel 1462, il pontefice Pio II la visitò, avendone sentito parlare dai cardinali di Spoleto e di Teano, e nei suoi Commentarii descrive un'altra torre posta proprio sopra la piccola cascata.
I papi, dato il notevole introito che procurava tale immobile, fecero fare spesso lavori di sistemazione, di manutenzione, di ripresa delle murature, di stuccature della diga e tali spese sono riportate nei Registri Camerari.

Prima dell'erezione della diocesi di Montefiascone, la cura della Cannara era affidata, per conto dei papi avignonesi, al Rettore del Patrimonio ma successivamente fu data al vescovo di Montefiascone insieme al governo di Marta.
Durante il dominio dei Farnese, la Cannara fu nelle loro mani ed essi vi ritraevano notevoli proventi. In tempi più recenti la troviamo gestita dalla famiglia Brenciaglia e poi in mano ad altri possessori.
Gli attuali proprietari hanno ripristinato l'antico edificio mantenendone le caratteristiche e hanno creato tutt'intorno un ameno giardino dove, in un perfetto connubio di terra e acque, le piante e i fiori sono scelti e distribuiti in armonia tra loro e in rapporto all'ambiente.

Tratto da: "Marta, guida alla scoperta" di Maria Irene Fedeli

Rielaborazione testi a cura di Luca Viviani

La Cannara e il fiume Marta



Dove si trova la Cannara