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La chiesa Collegiata di Marta (VT) dei santi Marta e Biagio


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La chiesa Collegiata di Marta è dedicata ai Santi patroni Marta e Biagio ed è situata appena dietro al palazzo comunale, sotto ai portici che i martani chiamano "le porte".
La chiesa è detta collegiata perché era retta da un Capitolo di Canonici presieduti dal Prevosto Parroco.
Nei primi anni del 1600 cadde la chiesa di S. Marta che sorgeva sul luogo dell'attuale e tutto il Clero si dovette trasferire nell'antica parrocchiale di S. Biagio.
Nella seduta del consiglio del 22 ottobre 1617, tutta la popolazione si impegnò in vario modo per la riedificazione della stessa e il 29 luglio 1627 mons. Gaspare Cecchinelli, Vicario generale di Montefiascone, la benedisse.
Nel 1630 fu inaugurato il pulpito di noce che rimase al suo posto fino al 1789 quando fu costruito dal M° Luigi Fratazzi di Ferentino quello attuale.

Il 30 novembre 1732, festa di Sant'Andrea, la chiesa venne consacrata da mons. Pompilio Bonaventura. Le dimensioni erano le seguenti: m. 30,50 di lunghezza, m. 12,30 di larghezza, m. 17,30 di altezza. Nel 1779 si decise di costruire la volta, ma la mancanza di fondi costrinse a rinunciare all'impresa. Nel 1783 si procedette alla costruzione di un soffitto di legno, di una bussola alla porta d'ingresso e un'orchestra con l'organo sopra la bussola.
I lavori furono opera di artisti viterbesi: il M° falegname Giuseppe Morini, il pittore Domenico Rampicci, il doratore Giuseppe Ricci.
Il disegno delle opere fu fatto dall'architetto della Rev.da Camera Apostolica Giuseppe Antolini.
Nel 1787 fu realizzata la facciata e nel 1792 il vecchio campanile fu sostituito dal nuovo, alto 18 palmi in più del precedente. Il disegno fu ideato dall'arch. Antolini della R.C.A. e l'opera fu eseguita dal capomastro Rosato Casella.

I lavori furono interamente pagati dal tenente Domenico Martano Iacoponi. In questa occasione fu deciso di rifondere le tre campane per realizzarne altre tre di maggior peso. Fu fatto venire appositamente un mastro fonditore, Giuseppe Scocchini di Modena, e le tre nuove campane furono dedicate una a S. Marta, una a S. Biagio e una ai patroni S. Vincenzo Ferreri, S. Egidio, S. Francesco Saverio, S. Bernardino da Siena.
Tra il 1858 e il 1859 venne finalmente realizzata la volta con maestranze specializzate di Cellere. L'interno è a navata unica ed ha subito diversi rimaneggiamenti, sia nelle tinteggiature che nelle strutture, durante il XX secolo.
Negli anni cinquanta fu smantellato il coro ligneo del presbiterio. Nel 1968, per l'adeguamento liturgico post-conciliare, fu realizzato un nuovo altare maggiore rivolto verso la navata.

Nel 1971 fu demolita l'orchestra e furono tolte dal presbiterio le balaustre marmoree con simboli religiosi a bassorilievo (riutilizzate dapprima per la costruzione dell'ambone e attualmente come supporto del tabernacolo).
In occasione degli ultimi lavori di restauro e consolidamento della volta (1999-2004) sono state asportate tutte le mense degli altari laterali, rimossi i marmi di tutti gli altari, è stato rimaneggiato tutto il presbiterio e inaugurato un nuovo altare che reca, anteriormente, un tondo a bassorilievo del M° Morucci che rappresenta la Lavanda dei piedi.
L'altare maggiore, sotto il titolo dei SS. Marta e Biagio, ha una pala dipinta a olio dal pittore Pasqualini che raffigura il Salvatore nella gloria della Resurrezione. In basso i due santi titolari: Santa Marta che schiaccia il drago, San Biagio vescovo con lo strumento del martirio (pettine di ferro) e la mitria nelle mani di due angeli. Procedendo in senso antiorario troviamo l'altare della Madonna del Rosario. La pala di Emanuele Alfani raffigura la Madonna con il Bambino sulle ginocchia che porgono le corone del Rosario, a sinistra San Nicola di Bari in piedi e San Domenico inginocchiato, a destra San Carlo Borromeo e Santa Caterina da Siena. Tutt'intorno, in quindici ovali, sono raffigurati i 15 misteri del Rosario.

Segue l'altare della Madonna del Carmine. La pala, dipinta dal pittore Angelo Falaschi di Viterbo, raffigura in alto la Madonna con il Bambino che tengono gli scapolari, a sinistra S. Bernardino da Siena, a destra S. Liberio vescovo e S. Francesco Saverio in ginocchio. In basso le Anime Sante del Purgatorio tra le fiamme. In fondo l'altare del SS.mo Nome di Gesù, dove è collocato il fonte battesimale.
La pala, del pittore Lazzaro Ubaldi, raffigura il monogramma del SS Nome di Gesù di bernardiniana memoria e i due santi medici Cosma e Damiano. Davanti a questo altare, sul lato destro della chiesa, l'altare di S. Giuseppe. Anche questa tela è stata dipinta da Lazzaro Ubaldi. In alto il Bambino Gesù avvolto di luce, a sinistra S. Giuseppe (con il bastone fiorito) e S. Giovanni Evangelista, a destra S. Antonio abate e S. Lucia siracusana.
Risalendo la navata abbiamo poi l'altare di S. Francesco d'Assisi. il dipinto è stato eseguito da un Padre Cappuccino di cui non è tramandato il nome nelle "Memorie della Collegiata". In alto la Madonna con il Bambino. A sinistra S. Benedetto e S. Giovanni Evangelista, a destra S. Francesco d'Assisi.
L'ultimo altare ha subito delle variazioni. Fino agli inizi del sec. XX era qui collocata la pala che si vede sul lato sinistro del presbiterio e l'altare era intitolato alla Madonna della Concezione. Successivamente l'altare venne intitolato al S. Cuore di Gesù. La pala, momentaneamente collocata in sacrestia, raffigura il S. Cuore in un campo di gigli.

Nel presbiterio si trovano due tele: La Madonna della Concezione (a sinistra) e La Deposizione (a destra). La prima, opera del Lucatelli, oltre alla Madonna Immacolata, in alto, presenta a sinistra S. Antonio di Padova e a destra S. Filippo Neri. La seconda raffigura la Deposizione dalla croce tra due angeli ceriferi.
L'opera di Camillo Donati era in origine collocata nell'altare sinistro della chiesa della Madonna del Monte. Alla fine del XVIII sec., quando furono beatificati i religiosi dell'ordine dei Minimi Gaspare de Bono e Nicola Saggio da Longobardi, ai quali è attualmente dedicato tale altare, la tela venne tolta. Dopo un sapiente restauro iniziato nei primi anni '90 del secolo scorso, l'opera venne sistemata in Collegiata nel 1997.
All'interno della Collegiata era inoltre presente un calice in filigrana d'argento, trafugato nei primi anni '90 del secolo scorso.
Vi vengono attualmente eseguite le tradizionali Messe dal parroco di Marta don Roberto.
Uscendo dalla Collegiata e proseguendo per le vie del centro storico si raggiunge la sommità dove si innalza la Torre dell'orologio.

Tratto da: "Marta, guida alla scoperta" di Maria Irene Fedeli

Rielaborazione testi a cura di Luca Viviani



Dove si trova la chiesa